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#felicieconnessi – Collis Veneto Wine Group

Collis Veneto Wine Group

Collis Group, innovazione d’annata
Dalle colline più belle del Veneto, la storia di 2000 viticoltori connessi al futuro dalla nostra fibra.

Un piccolo database di informazioni che hanno bisogno di viaggiare veloce, per lasciare alla natura tutto il tempo di fare il resto. Sì, stiamo parlando proprio di una bottiglia di vino. E se non l’avete mai vista così, è perché ancora non conoscete il mondo dietro le quinte di Collis Veneto Wine Group.

La settimana puntata di #Felici&Connessi @Interplanet segue le linee dolci delle colline del Soave, accarezza la Valpolicella, si perde tra le pianure dell’Arcole, per poi immergersi nel verde dei Colli Berici e delle distese del Prosecco. Fino alla terra del Merlara.

Qui opera il consorzio nato dalla fusione, nel 2008, di Cantine dei Colli Berici e Cantina di Colognola ai Colli. Un grande gruppo di piccoli produttori di territorio, attenti alla tradizione ma con l’occhio lungo quando si tratta di innovazione. Perfino in un processo secolare come quello della produzione di vino.

 

Gruppo Collis, spirito innovativo

 
«In tutti i settori è importante essere all’avanguardia, e l’agricoltura non fa differenza. Anche se qui io dico sempre che, prima delle tecnologie, serve un vero spirito imprenditoriale innovativo».

Luca Cielo - CollisLuca Cielo, direttore generale di Collis Group, ha le idee chiare e gli bastano poche parole per arrivare al dunque, mentre ci racconta il Consorzio di cui è alla guida.

E dalla sede di Monteforte d’Alpone (Verona) ci spiega perché non ha avuto dubbi nell’affidarsi alla fibra Interplanet.

 
«Nel nostro mondo, come dappertutto, le informazioni devono viaggiare veloci.
Noi siamo nati relativamente da poco, ma con quasi 2000 piccoli soci coltivatori sparsi su 50 comuni e 3 province, 5 stabilimenti e oltre un milione di ettolitri di vino sfuso o imbottigliato prodotti ogni anno, costituiamo una forza produttiva non indifferente.
Parliamo del 10% della produzione complessiva veneta, nonché del maggior numero di denominazioni a livello nazionale
».

Territori diversi, nemmeno troppo distanti. Ma grande varietà di vitigni, di sistemi produttivi, di famiglie e generazioni al lavoro da sempre sotto il sole delle colline venete.
Con approcci ancora legati, a volte, a localismi o campanilismi che possono rappresentare un freno per un marchio sempre più globale.

 
«La nostra missione è unificare, per mantenere queste piccole realtà differenti in una organizzazione omogenea e coesa. E oggi ci riusciamo, grazie a un duro lavoro incentrato proprio sulla massima condivisione di tutte le informazioni, attraverso la connessione di tutte le nostre unità con la fibra Interplanet.
Cassette e bauletti con scritte cantina venetaSono connessi i nostri stabilimenti produttivi, che alimentano in tempo reale un database unico con tutte le informazioni sulle uve in entrata e sul vino in uscita.
E sono connessi i 31 punti di vendita diretta a marchio Cantina Veneta che abbiamo sparsi sul territorio nazionale, in Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Lazio, con i dati sempre aggiornati sullo stato delle consegne e le statistiche di vendita
».

Una macchina perfetta, che non s’è inceppata nemmeno sotto le schermaglie dell’emergenza Covid:

 
«la nostra connessione si è rivelata ancora più fondamentale. Noi abbiamo continuato a lavorare come se nulla fosse dal punto di vista produttivo, mentre la parte amministrativa e commerciale si è rapidamente adattata a operare in smart working.
Diciamo che in un ambiente come il nostro il rapporto umano, il metterci la faccia, resta il migliore canale di dialogo. Ma la tecnologia ha avuto il pregio, nell’emergenza, di farci scoprire come sia possibile alleggerirci di quei momenti di contatto più superflui, dove basta la videochiamata o il confronto a distanza.
Cosa di cui faremo tesoro anche una volta alle spalle questo periodo
».
 

Il seme del 4.0

 

Con Collis poi c’è un altro tipo di “connessione” che conta. Ed è quella legata a un’idea d’innovazione fondata sulle capacità di condivisione e cooperazione da parte dei soci.

 
«Consorzio infatti significa prima di tutto sussidiarietà. Noi rappresentiamo una sorta di azionariato diffuso che appartiene ai soci, e il nostro scopo è anche utilizzare la rete di contatti per condividere almeno una parte di quello spirito innovativo di cui parlavo prima.
È chiaro che non interveniamo nelle dinamiche organizzative delle singole attività agricole, ma se possiamo dare il buon esempio incoraggiando l’evoluzione progressiva dei metodi produttivi attraverso l’utilizzo noi per primi di nuove tecnologie, un po’ tutta la rete alla fine ne trae vantaggio.
Un esempio concreto? Arrivare alla massima diffusione del Quaderno di Campagna digitale, cioè il registro dei trattamenti effettuati sul vigneto gestito direttamente tramite sistema online.
Oggi non tutti ancora hanno abbandonato il cartaceo, ma grazie alla nostra spinta questo passaggio può essere per molti dietro l’angolo
».
 
COLLIS – Sede Monteforte d’Alpone (VR)

Insomma, ha messo buone radici il seme di una nuova agricoltura 4.0, fondata su velocità, condivisione d’informazioni e risparmio del superfluo. Per lasciare che i veri ritmi che contano siano quelli scanditi dalle stagioni.

 
«Già oggi abbiamo iniziato a integrare al processo produttivo linee d’imbottigliamento con macchine intelligenti in grado di comunicare tra loro. Adesso le sfide future sono rappresentate dalla tracciabilità lungo tutta la filiera, per esempio con strutture blockchain o con sistemi di tag mediante tecnologia RFID, per garantire la sicurezza e la qualità del prodotto in ogni passaggio. Ma non sono fantascienza nemmeno le geolocalizzazioni con i droni, che consentono di mappare i vigneti e intervenire in modo mirato solo dove si presentano segnali di sofferenza. Tutto questo per dare ancora più valore al nostro lavoro, e renderlo sempre più vicino alle richieste del mercato, semplificando nel contempo i processi aziendali con visione e strategia».

Lo possiamo dire: il futuro scende letteralmente in campo. E noi con che vino possiamo brindare?

«Be’ non ho dubbi: prosecco rosé, il vino che c’è, anche se ancora… non esiste (sorride, ndr)».

E parlando di futuro suona davvero come la scelta più azzeccata.
 
www.collisgroup.it

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