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#felicieconnessi – Cantine Vitevis


Vitevis, quando il futuro… scende in cantina.

Nella quinta puntata di #FelicieConnessi @Interplanet la cooperativa che lega le grandi etichette di casa nostra ci racconta il vino che crea connessioni.
Per farsi ricordare.

In un certo senso, un buon vino fa un po’ il nostro stesso mestiere: crea connessioni.
Unisce culture e tradizioni di territori in ogni angolo del mondo, trasmette informazioni, quelle di un’arte millenaria divenuta eterna tra sperimentazione e continua ricerca del sapore perfetto.
Ed è forse il più antico piacere “social”, che da sempre ha insegnato all’uomo il valore del condividere – responsabilmente – con amici nuovi o di lunga data, brindando ai traguardi della vita e alle occasioni da festeggiare in compagnia. O per il semplice gusto di farlo, e forse non c’è motivo più autentico.

Parla di tutto questo la quinta puntata di #FelicieConnessi, il viaggio tra le grandi aziende che hanno scelto i servizi Interplanet per correre incontro al futuro. Stavolta vi portiamo dritti nel cuore delle Cantine Vitevis, che ogni giorno raccontano al mondo l’eccellenza vitivinicola della terra veneta, dal Garda ai Colli Berici.
Un cuore di sapori ed esperienze antiche, ma pure di tanta tecnologia. Con una grande differenza di fondo: qui i tempi li detta ancora la natura, ed è l’innovazione a piegarsi al suo volere. D’altra parte un grande vino, come la vera grande tecnologia, non è né passato né futuro. È per sempre.

«Il vino ci dà una grande lezione di vita. Ci dice che il tempo è dalla nostra, e che invecchiando possiamo addirittura essere migliori. Ma questo non è vero in assoluto: per il vino, come per le persone, vale solo se hai carattere. Se nella tua bottiglia ciò che offri è qualità».

In Alberto Marchisio, direttore generale di Cantine Vitevis S.C.A., c’è tutto il pragmatismo dell’uomo dei numeri che il ruolo gli impone.
Ma si capisce al volo che il retrogusto ha le note vivaci e persistenti di una passione robusta e duratura. Toccano a lui gli onori di casa, all’interno degli stabilimenti della cantina Colli Vicentini di Montecchio Maggiore, marchio confluito nella cooperativa agricola Vitevis nel 2015 e oggi base operativa dell’intero gruppo.

In produzione le bottiglie che scorrono senza sosta sui nastri trasportatori si sfiorano tintinnando come calici, quasi fosse un perenne brindisi a una nuova grande annata.
Lui si trova a suo agio tra tutto questo, e sembra riconoscerle una a una, mano a mano che gli passano davanti agli occhi. O forse è proprio così.

 Produciamo 12 milioni di bottiglie l’anno – ecco che riaffiora tutta la struttura dell’uomo dei numeri -, lavorando quasi 55 milioni di chili d’uva prodotta da oltre 1350 viticoltori veneti.

«Cos’è Vitevis oggi? Un’azienda internazionale, che però è forte grazie al territorio. Esportiamo il vino vicentino in tutto il mondo, dal mercato inglese a quello americano, dal nord Europa a Cina e Giappone. Ma non abbiamo perso la nostra vocazione locale: siamo una cooperativa che oggi mette assieme tre cantine storiche come la Colli Vicentini, la Cantina di Gambellara e la Cantina Val Leogra di Malo, e presto si aggiungerà la Cantina di Castelnuovo del Garda. Quattro realtà completamente diverse, che insieme sono più forti, ma senza aver perso le peculiarità che rendono ciascuna un pezzo unico del nostro presente e futuro».

Tecnologia dalla vite alla bottiglia

Certo, la produzione vitivinicola in sé è ancora oggi tra le più tradizionali e “meno connesse” del mondo. Cambiano le macchine, migliorano i processi, ma quello del vino rimane un viaggio molto fedele alla rotta diretta dalla vite alla bottiglia, senza bisogno di esplorare i canali della rete. Però al giorno d’oggi una buona connessione può fare eccome la differenza.

«Ah be’, per noi è di un’importanza fondamentale essere connessi. In primis perché abbiamo più sedi, e la coordinazione interna è vitale. Comunicare tra noi in tempo reale e il più velocemente possibile è l’unico modo per sapere esattamente in ogni momento chi sta facendo cosa. Poi pensiamo all’enorme quantità di dati con cui ogni giorno abbiamo a che fare.

Chi si limita a conoscere gli aspetti più classici della produzione di vino non se ne rende nemmeno conto, ma noi trattiamo una grandissima mole di informazioni. Durante la vendemmia monitoriamo ogni singolo carro in entrata, con le analisi sulla quantità dell’uva prodotta, sulla varietà, e sulla qualità.
Poi abbiamo tecnologie che tengono d’occhio macchinari e processi produttivi, e altre che pensano alla burocrazia: abbiamo registri telematici e comunicazioni giornaliere da trasmettere al Ministero dell’Agricoltura, sull’uva in entrata e sugli spostamenti del vino in uscita».

Così Vitevis ha scelto la fibra pura Interplanet, collegando con la nostra architettura FTTH tutti gli stabilimenti del gruppo. Anche qui, tecnologia del territorio a servizio del territorio. Perché pure il nettare degli dèi oggi deve fare i conti con i nuovi orizzonti del 4.0.

«Verissimo. E non solo per tutti i vantaggi banalmente legati all’eliminazione del cartaceo o al miglioramento delle comunicazioni. Oggi essere tecnologici ci consente di non lasciare più nulla al caso.
Siamo pronti per affrontare le difficoltà della vendemmia, le turbolenze del mercato, le leggi dei diversi Paesi, e soprattutto i gusti del consumatore, che cambiano in modo repentino. Oggi chi beve vino è curioso, vuole sperimentare le nuove tendenze, vuole sentire di avere un prodotto vivo. E purtroppo lo vuole subito. Questo, se vogliamo, è il rovescio della medaglia di tanta tecnologia».

Perché “subito” è un tempo che non esiste in cantina. Neanche con la connessione più veloce.

«Il modello Amazon ci ha abituati che basta cliccare sul prodotto di nostro interesse e quello arriva sempre, magari già in un giorno. Ma questo va bene per i prodotti standardizzati. E un vino non potrà mai essere qualcosa di standardizzato. Noi non produciamo una bevanda, che se rispetti alla lettera la ricetta è pronta quando vuoi. Noi realizziamo un’esperienza, che richiede passione, conoscenza e naturalmente il suo tempo. E il tempo delle stagioni, per fortuna, nessuno lo può cambiare».

La cantina… social(e)

Tradizione, cultura, territorio, lavoro etico.
Da qualunque parte lo si guardi, il bicchiere Vitevis ha i riflessi del successo di una bella storia nata e cresciuta in una terra famosa nel mondo per il suo vino.
Ma queste sono solo bollicine. La base ha le note robuste della grande azienda che spreme risultati da vera big: 38 milioni di fatturato nell’ultimo anno, e 50 in prospettiva dopo l’ingresso di Castelnuovo. Tutto questo trovando ancora lo spazio per non perdere la propria natura, e continuando a essere quella cantina sociale cara alle generazioni di un tempo che pare ormai fuorimoda. Ma non da queste parti.


«Il mercato locale è qualcosa di unico. Qui e solo qui resiste la passione per acquistare il vino sfuso, quello da imbottigliare a casa. E non è forse anche questa l’acquisto di un’esperienza? La gente viene da noi, condivide un momento divenuto quasi un rito. La cantina diventa un luogo di aggregazione sociale, e lo stesso rito poi continua a casa, rendendo quel vino forse ancora più tuo. Questo è da sempre nel dna della Cantina Colli Vicentini, e non abbiamo voluto snaturarlo. Perché, come ho detto ogni, ogni cantina della nostra cooperativa ha una sua storia che la rende unica così com’è. E noi la storia non la cancelliamo».

Gusto immortale

Per un prodotto che ambisce all’immortalità, il futuro è ancora carico di sfide.
C’è da continuare a portare nel mondo i valori di questo territorio, tanto per cominciare. E non è poca roba. Dal rispetto dei processi alla sostenibilità ambientale, dalla salvaguardia del reddito degli agricoltori alla certificazione sulla qualità dell’uva. Ma il primo passo in questa direzione è uno solo: uscire dall’ombra dei campanili.

«Questa terra deve fare squadra per esportare la propria unicità. Noi ci crediamo, ed è alla base di una scelta espansionistica che supera le obsolete logiche dei confini amministrativi. Ogni cantina parla di una singola zona, con le proprie caratteristiche naturali particolari, ma tutte insieme possono contribuire a un unico racconto di questa terra straordinaria. E lo dico io che sono piemontese. In questo aspetto un po’ tutta l’Italia fatica a guardare un po’ oltre. Ma il mercato ci chiede questo, e noi abbiamo iniziato a farlo con ottime prospettive».

Resta una sola curiosità: con che vino chiuderebbe questa chiacchierata tra amici il direttore Alberto Marchisio?

«Be’, io sono di Alba e quindi gioco in casa con un bel Nebbiolo o un Riesling delle Langhe! (sorride). No, in realtà il mio vino preferito è qualsiasi vino che sia fatto bene, con classe ed eleganza e longevità. Un vino che dimostri una buona beva subito, ma capace anche di invecchiare. Ti deve emozionare, deve farti capire che il tempo è dalla nostra, e che maturare vuol dire non invecchiare. E questo deve valere per l’etichetta inestimabile come per la bottiglia da pochi euro.

Poi se vuoi ti dico il modo infallibile per capire se hai scelto un vino di qualità».

Siamo tutt’orecchi…

«Comprane tre bottiglie. La prima la bevi subito, la seconda dopo un anno, e l’ultima dimenticatela in cantina. Quando dopo tre-quattro anni ti capita l’occasione per aprirla, se è un grande vino si esalterà ancora di più. E ti farà venire voglia di ricordarlo».

www.vitevis.com/

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