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ART, i piccoli geni della robotica spaziale

Sono vicentini, hanno tutti tra i 9 e i 12 anni, e si sono aggiudicati il 9° posto assoluto alla First Lego League Italia 2018-2019 con la cyclette spaziale che batte la nostalgia di casa.

Sì, anche i robot possono avere un cuore grande. Fatto di passione per la tecnologia e di… uno-zero-zero-uno-uno-zero, certo. Ma più ancora, di amicizia e voglia di portare avanti un progetto senza confini: aiutare l’uomo nella conquista dello spazio.

C’è molto di questo in Art (Arzignano Robotic Team), il team tutto vicentino fresco di arrivo al 9° posto assoluto alle finali di Rovereto (8-9 Marzo 2019) della First Lego League Italia, il campionato per giovani geni di scienza e robotica che si tiene ogni anno in 88 Paesi del mondo dal 1998. Un risultato niente male, tra 177 squadre e in mezzo a quasi 2000 ragazzi da tutta Italia.

Ma è un’altra la particolarità a rendere ancora più speciale questo traguardo: tra i nostri campioni diciamo che… è assai difficile poterne trovare uno con la barba.

Questo perché il team Art – unico tra tutti i partecipanti – è composto da 24 ragazzi e ragazze esclusivamente tra i 9 e i 12 anni.

Sono loro i protagonisti di questa nuova puntata de #LaBuonaFibra, il progetto sociale di Interplanet nato per sostenere i piccoli grandi campioni nello sport e nella vita che sanno creare connessioni grazie ai loro sogni. Li abbiamo incontrati in biblioteca Bedeschi, dove ci hanno raccontato come sono riusciti a trasformare un semplice passatempo in un successo. E a tempo di record.

L’Arzignano Robotic Team

«La robotica è amicizia» ci spiegano quasi all’unisono Leonardo e Pietro.

E non facciamo fatica a crederlo, guardando l’affiatamento del gruppo. Hanno tutti la maglietta con il logo del progetto, un uomo vitruviano robot. E in testa hanno il cappellino scelto assieme a mamme e papà per completare la “divisa” di squadra.

Elia e Federico invece vanno sul pratico: «Nella robotica si usano l’informatica e la tecnologia per fare cose che potrebbero essere utili all’uomo, soprattutto quei compiti dove è difficile essere precisi. Tipo le missioni spaziali, ma anche tante cose quotidiane».

Hanno tutti una gran voglia di raccontare, ma ognuno aspetta il suo turno per aggiungere dettagli, aneddoti, curiosità.

Riusciamo per un attimo a far parlare anche il “coach” che li ha seguiti dai primi passi al successo, il professor Bruno Bruna, docente ed esperto di tecnologie didattiche.
«È un progetto nato con la biblioteca di Arzignano – racconta -: tra le iniziative della rassegna Crescere abbiamo inserito questo corso di robotica che ha raccolto ragazzi un po’ da tutto il territorio ovest vicentino. Vista la partecipazione e l’entusiasmo, è venuto spontaneo pensare di partecipare alla First Lego League, ma c’era un problema non da poco: inizialmente per motivi logistici non avevamo uno spazio dove lavorare.

Lo abbiamo trovato solo l’8 gennaio, quando ci è stata generosamente offerta una stanza negli spazi della ex Veneto Banca. Lì ci siamo messi al lavoro, con il sostegno di Interplanet e di Acque del Chiampo. Abbiamo preparato la sfida in soli 3 mesi, quando tutti invece iniziano a lavorarci da ottobre. Ecco perché questo 9° posto penso sia un risultato ancora di più esaltante».

L’astrocyclette: l’allenamento che fa passare la nostalgia di casa

I ragazzi hanno dovuto lavorare su un doppio fronte. Una parte del gruppo ha collaborato nella costruzione e programmazione di un rover, uno di quei robottini astromobili usati per l’esplorazione dei corpi spaziali. Obiettivo: mollarlo su un campo di gara e fargli svolgere compiti prestabiliti nel minore tempo possibile.

«Ne abbiamo realizzati tre identici – spiegano ancora in coro i ragazzi -, Cucciolo, Pisolo e Brontolo. Avendone più di uno è stato più semplice gestirli nelle 4 gare in cui andavano messi alla prova per guadagnare punti».

Ma è con il progetto scientifico che hanno dimostrato tutta la loro fantasia e creatività. A ogni squadra era richiesto di elaborare anche un modello di applicazione per migliorare la vita degli astronauti nello spazio. E loro hanno dato vita – e brevettato – l’astrocyclette che fa passare la nostalgia di casa.

«Abbiamo guardato decine di video e letto un sacco di articoli sulla vita degli astronauti – racconta Matteo -, fino a quando abbiamo scoperto questo problema. Dopo 4 mesi di missione in orbita diventa altissima la nostalgia di casa. In più abbiamo anche visto che per tenere attivi i muscoli, è necessario allenarsi due ore al giorno alla cyclette o al tapis roulant. Ma spesso diventa noioso, perché davanti hai un muro bianco».

«E perché la bici è diciamo “spartana” – interviene qualcuno dalle retrovie -: sembra un pezzo di cemento con due pedali e un paio di cuscini!».

Così da due problemi si arriva a un’unica soluzione.

«Abbiamo ipotizzato questa applicazione – ci dicono Asia e Rebeccache consente di collegare alla normale cyclette un visore di realtà aumentata. Nei mesi precedenti alla partenza l’astronauta sulla terra si allena con la bici reale, girando per i luoghi che conosce assieme ad amici e parenti con una telecamera sul casco che fa video a 360 gradi. Questi video vengono caricati in cloud e poi una volta nello spazio possono essere riprodotti attraverso il visore. Così mentre si allena non guarda il muro bianco, ma vede casa sua e le persone che gli vogliono bene. Il collegamento con la bici poi rende ancora più reale l’esperienza, perché la difficoltà di pedalata varia a seconda del tipo di pendenza che sta visualizzando nel visore. L’app può inoltre registrare gli allenamenti, evidenziano prestazioni, miglioramenti o peggioramenti».

«È stato facile – riprende Matteo – immaginarne il funzionamento tecnico. Abbiamo smontato la normale cyclette per studiare il funzionamento del freno elettromagnetico, un semplice disco metallo che più si avvicina a una calamita più rende difficile la pedalata. Grazie alla tecnologia collegarlo al visore non solo è fattibile ma anche tecnicamente semplice. E inciderebbe pochissimo sui costi di acquisto di un’astrocyclette».

È il momento di mostrarci la coppa, che sollevano assieme alla mascotte, la piccola Letizia. Insieme ci intonano il loro inno, che sulle note di “Una vita in vacanza” dice
Una vita in vacanza /
una missione speciale /
e tutta la banda che suona e che danza /
nessuno che ci rompe i droni /
e nessuno ti dice se sbagli sei fuori.


Adesso pensano alla prossima sfida: stavolta partendo giusti da ottobre possono davvero puntare in alto. «Dateci altri 4 o 5 anni e vedrete» si prende largo il “prof” Bruna.


Ma noi non siamo d’accordo: già adesso sono dei veri campioni. Di robotica, di amicizia, di simpatia, di tutto.

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