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#felicieconnessi – T.R.N. Imballaggi

T.R.N. IMBALLAGGI, VIAGGIO NELLE SCATOLE DEL TEMPO.
Ogni secondo è prezioso se imballate e recapitate prodotti industriali in tutto il mondo.
Ma T.R.N. ha un segreto: il tempo non lo insegue, se lo prende. La terza puntata di #Felicieconnessi @Interplanet non perde tempo e parte proprio da qui.
 
«Il tempo me lo prendo. Se arrivo, bene. Se non arrivo, non arrivo. Pazienza».
Ti spiazza subito così, Paolo Trentin. Perché, dal ponte di comando della T.R.N. Imballaggi, te l’immagineresti sempre di corsa, schiavo delle lancette tra i mille impegni di un’agenda da amministratore unico, per conto di un’azienda con fatturato a sette zeri e altrettanti stabilimenti sull’asse Malo-Schio-Rovereto.
 
Anche perché, in fondo, il tempo è la risorsa più preziosa, per un marchio diventato grande sull’intera filiera della logistica. Imballato, spedito e consegnato, rigorosamente in tempo, tutto con T.R.N., un’altra azienda di successo che per vincere ha scelto di viaggiare alla velocità della nostra fibra.
 

Forse la differenza è tutta qui. C’è chi insegue i secondi, che sembrano sfuggire uno dopo l’altro. E chi invece è talmente avanti da poterseli prendere quando vuole. E uno dopo l’altro li fa diventare anni, 70 per la precisione. Quelli di un’impresa nata falegnameria, con papà Giuseppe, appena dopo la guerra. Divenuta laboratorio d’imballaggi per la Lanerossi. Quindi condannata a morte, e poi risorta a nuova vita, nel giro di appena una settimana. Nel pieno stile di Paolo Trentin, uno che in fondo arriva sempre. Perché è comunque partito prima.

Giacca in tartan rossonero – «ma non è nemmeno quella più eccessiva», spiega divertito -, jeans e scarpe sportive ai piedi. Tutto è sprint eppure rigorosamente di classe in lui, come la storica bicicletta Colnago Ferrari che sfoggia in ufficio, dietro alla scrivania. E mica come pezzo da museo: ogni tanto si diverte a usarla ancora. Poi arriva il momento di riavvolgere il nastro dei ricordi, e allora lo scopri pure di una precisione fotografica.

«Avevo 14 anni, quando sono entrato in azienda. Mio padre aveva aperto la sua piccola bottega appena tornato dall’Africa. Faceva piccoli lavoretti, giuntava i serramenti, riparava le botti, prima da solo e poi con un paio di dipendenti. Poi ha iniziato a realizzare gabbie industriali, e imballaggi in legno per la Lanerossi. Per un po’, prima di mettersi in proprio, ci aveva anche lavorato alla Lanerossi, quindi la conosceva bene. E così piano piano le cose hanno cominciato a ingranare».

Ingranano per l’azienda, ma non per lui, che subito fatica a sentirla come la “sua” strada. Almeno all’inizio

«Finita la terza media in realtà lui avrebbe voluto che continuassi la scuola, e chissà, magari realizzare il mio sogno di bambino di diventare architetto. Invece io ero deciso, volevo lavorare con lui. “Qualsiasi cosa vorrò fare nella vita – gli spiegai – ci riuscirò anche senza pezzo di carta. E vedrai che saranno gli architetti a voler lavorare per me”. Vero, oggi è un discorso ingiusto nei confronti della scuola. Ma allora papà capì cosa volevo dire. E 10 anni dopo quel discorso avevo sei architetti a libro paga».

 
Da una fine… sfiorata a un nuovo inizio
 

Sono anni entusiasmanti, di tanto lavoro, di bilanci in rapida ascesa, e pure di scommesse, perché no. Per esempio quando Paolo, che ha fretta di pensare in grande, convince papà Giuseppe ad aprire un ramo specializzato nel design d’interni. Passione e conoscenza del legno si rivelano tratti ereditari, che uniti alla giusta dose di visionaria creatività diventano un mix vincente.

T.R.N. Imballaggi - SCHIO

«In pochi anni siamo cresciuti in modo esplosivo. Talmente tanto che a un certo punto, alla morte di mio padre, avevo deciso di liquidare la società d’imballaggi e tenermi solo il mobilificio. Mi sembrava fosse quello il mio destino. Però lo so, io sono uno molto particolare. Mi è bastato entrare un’ultima volta nel laboratorio degli imballaggi, per percepire che qualcosa in me forse era cambiato. In un attimo ho sentito che i mobili mi avevano stancato. Ho visto il futuro cui poteva andare incontro l’attività di famiglia pensando in grande. E sono tornato indietro. In una settimana ho messo in vendita il mobilificio, mi sono ripreso il ramo storico dell’azienda e ho gettato le basi della nuova era T.R.N.».

La logistica del domani

Quella che per altri ha continuato a essere una semplice scatola di legno, per Paolo Trentin è diventata un contenitore di opportunità, progetti, sfide, visioni e tanta, tanta innovazione. Questo è oggi il brand T.R.N.

«Abbiamo iniziato a pensare al nostro lavoro non più come alla semplice realizzazione di un prodotto, ma un vero e proprio servizio lungo tutta la filiera. Oggi per esempio molte aziende che si rivolgono a noi producono pezzi direttamente all’interno dei nostri imballaggi, imballaggi che poi chiudiamo, preleviamo e inviamo direttamente al loro cliente finale da un capo all’altro del mondo. Per molti poi ci occupiamo anche dello stoccaggio, consentendo loro di ridurre il magazzino e mantenere agile la produzione. E no, non ci poniamo limiti: possiamo inscatolare un occhiale Luxottica quanto un motore d’aereo Rolls-Royce. Il terzo ponte sul Bosforo? Tutto costruito con pezzi imballati e spediti da T.R.N.».

Paolo Trentin - T.R.N. Imballaggi

Una grande mole di lavoro, tra gestire gli spazi – che crescono a ritmo di un nuovo capannone ogni 3-4 anni – e seguire la distribuzione. Il tutto nelle mani di un “cervellone” informatico che scandisce la giornata di lavoro, memorizzando le consegne da completare in ogni parte del mondo, registrando ingressi e uscite in ciascuno dei magazzini e organizzando i viaggi dei TIR, in modo che non tornino mai… a pancia vuota. Il tutto alimentato dall’energia inesauribile della fibra ottica Interplanet.

«È una gran cosa la tecnologia. Io ammetto che non ci capisco niente, ma mi piace e la voglio, e per stare al passo cambio spesso macchinari e apparecchiature per avere sempre il meglio. La tecnologia è il futuro: oggi i giovani sono cresciuti giocando con lo smartphone, quella è la loro realtà. È sbagliato? Be’, anche noi una volta sbagliavamo agli occhi dei nostri genitori. Il mondo è fatto per correre veloce, e ogni nuova generazione sarà sempre più veloce di quella di prima. La vera sfida per noi è continuare a correre, per rimanere giovani».

La cura del singolo dettaglio

Ma Paolo Trentin è anche un uomo di passioni, oltre che di scommesse, come abbiamo intuito. E la sua passione più grande ha un nome che a Schio, e non solo, conoscono bene: il Podere la Torre.

Un piccolo angolo di paradiso in città, 22 ettari di verde tra le colline, tre piscine riscaldate, due ristoranti, un bar, camere e suite di lusso. Un’oasi dove staccare la spina e concedersi una vacanza, senza il bisogno di partire.

«L’ho aperto per il gusto del territorio, della buona tavola, dello stare in compagnia. In due anni non è stato facile, ho faticato a trovare collaboratori in grado di incarnare il mio pensiero di luogo dove sentirsi bene. Adesso ho lasciato tutto in mano al mio chef Giuseppe Zurlo, che praticamente è lì giorno e notte. Un ragazzo di appena 34 anni ma di una professionalità incredibile. Ha lavorato pure per la Juventus, ed è riuscito a rivoluzionare tutto portando quello spirito di squadra che prima mancava. Ama quello che fa tanto da non trascurare nessun dettaglio. Dopo un solo giorno dal suo arrivo mi sono accorto che il Podere era cambiato già da un semplice particolare del cancello d’ingresso. Le cose vanno curate, se non curi i dettagli non fai niente: questo è lo stesso spirito di T.R.N.».

Ogni nuova sfida… è debito

Difficile pensare a nuove sfide all’orizzonte per un’azienda che ha dimostrato di poter riuscire in tutto. E vale anche per uno come Paolo Trentin, che ricorda a memoria ogni singolo automezzo della sua flotta, e a cui ormai basta una carezza per riconoscere la qualità di un pezzo di legno.

«Se sono soddisfatto? Qualcuno direbbe che il fatturato che cresce dovrebbe essere la prima fonte di soddisfazione, però non credo di essere d’accordo. È sapere di aver dato tutto, sapere che da uno a dieci ti sei avvicinato il più possibile a dieci. Noi abbiamo progettato imballaggi per pezzi d’aereo grandi come stanze, abbiamo lavorato con il Cern, sono venuti a cercare noi a Schio perché sapevano che eravamo pronti per fare tutto… questa è la vera soddisfazione per me. E sai perché ero certo che ci saremmo riusciti? Perché per cominciare abbiamo fatto un sacco di debiti. Ed è quando hai debiti che fai le scelte migliori: non puoi permetterti passi falsi. Quando hai tanti soldi rischi di spenderli con superficialità e sprecarli».

E allora viene da chiederlo: è ancora… in debito il futuro per T.R.N.?

«Be’, difficile pensare adesso a cosa ci aspetta da qui in avanti. Di certo dovremo abituarci a un mondo sempre più… strano».

Ma gli passa un’ombra di un sorriso mentre lo dice. Qualche idea per la testa probabilmente c’è già. E ce lo immaginiamo a progettare consegne aeree telecomandate e trasporti sui droni, o tutto quello che gli potrà mai suggerire una fantasia inesauribile.

Tanto non ha bisogno di fare previsioni per il futuro. Semplicemente ci arriva prima.

www.trnimballaggi.it

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