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CPUHive, chi ha fibra… riscrive il proprio destino

Si erano dati per spacciati ancora prima di cominciare il loro Nasa Space Apps. Poi questi sei ragazzi del Rossi hanno deciso di provarci. E sono arrivati in fondo, grazie alla rete. Ecco perché i nostri vincitori sono loro.

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Metti insieme un matematico, due informatici, un chimico e due elettronici. Aggiungici che non hanno nemmeno vent’anni. E fai volare la loro creatività con la connessione più veloce che c’è. Ecco: tutto questo – e molto altro – è CPUHive.

CPUHive è il progetto del Nasa Space Apps 2018 che abbiamo scelto per il premio Interplanet “SPAZIO ALLA RETE”, il nostro riconoscimento all’idea con la marcia in più tra quelle in gara nella cornice unica di una Basilica Palladiana cablata per l’occasione in fibra pura Interplanet.

Loro sono sei amici nella vita, e pure sei compagni di scuola. Sono spartiti un po’ in tutti gli indirizzi di studio al Rossi di Vicenza, quattro in quarta e due in quinta. Si chiamano Giovanni Lanaro, Luca Sandri, Michele Rossi, Manuel Cremonese, Nicola Marussi e Ilaria Furlan.

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Insieme hanno dato vita a un progetto che crea connessioni, come piace a noi. Questo attraverso una rete che consente di utilizzare computer remoti per elaborazioni scientifiche complesse, “aggirando” gli eventuali limiti tecnici dei diversi sistemi (loro lo spiegano meglio, eh).  

Ma soprattutto un’idea nata quasi per caso e arrivata con successo fino in fondo. Eppure… a un passo dal ritiro ancora prima di cominciare.

«Effettivamente avevamo pensato di mollare – ammette Ilaria Furlan, la “quota rosa” del team -. Per noi era la prima volta a un hackathon. Del Nasa Space Apps in Basilica avevamo sentito parlare a scuola, vedendo che diversi ragazzi si erano iscritti. Una volta capito di cosa si trattava ci siamo detti: proviamo!»

Poi però cos’è successo?

«Abbiamo iniziato a raccogliere le idee, per buttare giù qualche ipotesi di progetto. Lì però ci siamo trovati in difficoltà. Inizialmente, vista la tematica, volevamo portare qualcosa di collegato allo spazio e alla ricerca di settore. Qualcosa tipo sugli wormhole spaziotemporali o sui buchi neri. Ma non eravamo convinti. Così abbiamo deciso di andare più sul pratico, lavorando a qualcosa che parlasse realmente di noi».

E così siete arrivati a CPUHive.

«Sì, anche se arrivarci non è stato facile. Nel senso che le prime idee che avevamo ci sembravano poco innovative, visto il contesto. E lì effettivamente, presi dallo sconforto, ormai a pochi giorni dalla gara, abbiamo anche valutato l’ipotesi di ritirarci. Poi piano piano abbiamo focalizzato meglio come procedere, e abbiamo scelto di provarci lo stesso».

Le regole del Nasa Space Apps infatti sono chiare: si può arrivare all’evento con l’idea, ma il suo sviluppo deve concretizzarsi esclusivamente all’interno della maratona. Ed è lì che Ilaria e gli altri capiscono passo passo che può funzionare.

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Detta in modo semplice, come funziona CPUHive?

«Partiamo dal nome: CPUHive è la fusione tra CPU, cioè l’unità centrale dei computer, e “Hive”, che in inglese significa alveare. Quindi in estrema sintesi si tratta di un “alveare di CPU”. La teoria alla base sfrutta le regole del data mining, il sistema per estrarre informazioni utili da grandi quantità di dati. Grazie a CPUHive diversi computer remoti possono lavorare parallelamente, sommando tra loro le specifiche potenzialità. Un algoritmo, basato sulla potenza e sull’affidabilità del PC, assegna un punteggio a ogni computer e un punteggio più alto significa una maggiore possibilità di essere scelto per formare un cluster con la maggiore potenza di calcolo complessiva possibile».

Tradotto in un esempio pratico?

«Mettiamo che tu abbia un computer che vale 100. Se sotto ne hai altri tre di valore inferiore, CPUHive li può classificare in un unico cluster, in modo tale che la potenza complessiva di calcolo sia paragonabile o superiore al computer da 100. E il lavoro di più computer su più piani paralleli riduce nettamente i tempi di esecuzione dei compiti assegnati».

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Ok, più o meno ci siamo. Possibili applicazioni?

«Be’, chiunque sul lavoro si trovi di fronte alla necessità di far lavorare più computer insieme può trarne vantaggio. Senza scomodare la Nasa, possiamo pensare magari alle aziende, dove in più persone collaborano allo sviluppo di un progetto comune».

CPUHive potrà contare sul contributo di 500 euro del Premio Interplanet “SPAZIO ALLA RETE”. Un riconoscimento alla capacità di dare ancora una volta valore alla rete e alle sue connessioni, come strumento per renderci tutti più “forti” insieme. Un premio anche per il gruppo, che aveva pensato di mollare ma poi ha tirato fuori… #labuonafibra per arrivare al traguardo. E soprattutto un omaggio… all’uso intensivo di banda larga Interplanet cui hanno fatto ricorso questi ragazzi!

 

E adesso che si fa?

«E adesso si pensa alla scuola, ma per CPUHive non è finita qui. Il Rossi ogni anno offre la possibilità di presentare progetti da sostenere come mini startup, che se sono approvati vengono accompagnati fino alla fase di sviluppo. E noi certamente l’anno prossimo ci faremo avanti».

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