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Postpickr, quando il buon “social management” è Made in Italy

Italians do it better… anche nel mondo social. Chiedetelo a Maurizio, Maria e Antonello, che un bel giorno si sono inventati Postpickr, il tool tutto italiano per gestire più social da un unico profilo. Hootsuite chi?

postpickr social media

In Italia ci sono due categorie di social media manager. Quelli che già usano Postpickr e quelli che inizieranno a farlo entro breve. Perché si fa presto a definirlo la risposta italiana a Hootsuite, come la smarcano i più superficiali. In realtà c’è parecchio di più, se è vero, tanto per dirne una, che è bastata mezz’ora per convincere Poste Italiane a mollare il gufetto per affidare i canali social a loro.

 

Loro che, al contrario delle multinazionali del settore a cui stanno dando così tanto filo da torcere… sono appena in tre.

 

Postpickr, il social media management Made in Italy

Partiamo con lo spiegare bene cos’è Postpickr oggi. Stiamo parlando di una piattaforma di social media management, una roba che consente la gestione contemporanea di più social personali o aziendali tramite un’unica suite. Molto brevemente: tu crei un account con Postpickr, gli associ i tuoi profili e le tue pagine, e attraverso la piattaforma li puoi gestire in modo integrato, programmando le pubblicazioni o addirittura decidendo in quale dei diversi canali lo stesso contenuti va o non va.

Fin qui, nulla di diverso rispetto a Hoosuite. Tranne per un piccolo dettaglio. Hootsuite, fondato nel 2008, oggi con più di 15 milioni di utenti in 175 Paesi in tutto il mondo, viaggia a spanne sul migliaio di dipendenti.

Postpickr invece è una startup pugliese dove lavorano solamente Maurizio, Antonello e Maria, tre amici nerd quanto basta che hanno costruito tutto nel tempo libero, finanziandosi con un crowdfunding talmente di successo che manco nelle loro migliori previsioni.

postpickr team

Da sx Maurizio, Maria e Antonello

Un inizio… sprint.

«Eh sì – ci racconta Maurizio Lotito, co-fondatore e oggi responsabile della comunicazione – è stato tutto molto veloce. La primissima idea è venuta nel 2013 ad Antonello (Antonello Fratepietro, oggi responsabile sviluppo tecnologico ricerca e innovazione, ndr), che in quel periodo quasi per gioco smanettava con un algoritmo che pescava video nella sua playlist pubblicandoli direttamente su Facebook. A quei tempi lui e Maria (Maria Miracapillo (customer care, finanza e amministrazione, ndr) erano soci di una piccola agenzia di sviluppo software di Andria, mentre io, che sono della stessa città, lavoravo nell’ambito della comunicazione e del marketing. Parlandone così, mi sono reso conto che in quel piccolo giochetto c’era il cuore di uno strumento di pubblicazione che potesse non tanto scalzare Hootsuite – abbiamo numeri completamente differenti – ma essere sicuramente più vicino alle esigenze del mercato italiano».

E tra qualche pizza, qualche birra e tanti tanti minuti su Skype, Postpickr inizia a prendere forma.

«Abbiamo cominciato a dedicarci tutto il nostro post lavoro. Poi anche i weekend. Poi ancora le vacanze. Alla fine ho mollato l’agenzia dove lavoravo e ho cominciato a dedicarmici full time, e così progressivamente anche Antonello e Maria».

 

Quando il progetto vede ufficialmente la luce?

«Abbiamo rilasciato la versione beta pubblica nel 2015, mentre il lancio della versione definitiva è del 2016. La cosa forte è che abbiamo contestualmente avviato una campagna di crowdfunding perché ci servivano fondi con cui accelerare l’inserimento di nuove funzionalità, e ne abbiamo raccolti ben più del previsto. Abbiamo fissato un obiettivo di circa 10mila euro, raccogliendone 25mila, cioè il 250%! Con noi ci hanno creduto da subito circa 300 persone, e questo naturalmente ci ha confermato che eravamo sulla buona strada».

 

Quali sono i vostri numeri oggi?

«I tassi di crescita stanno aumentando vertiginosamente rispetto al nostro potenziale. Dal 2016 a oggi abbiamo raccolto oltre 20.000 utenti attivi in tutta Italia, con una crescita costante di circa 1200 nuovi ogni mese. Abbiamo dalla grandissima organizzazione alle piccole imprese di comunicazione, che sono il taglio principale. E naturalmente i social media manager. E, ci teniamo a dirlo, è una crescita organica, dato che il marketing è gestito interamente da noi. Non facciamo pubblicità, se non un numero limitato di ads su Facebook, ma il budget massimo è tipo i 10 euro giornalieri, non di più. Fortunatamente è altissimo l’elemento virale, il classico passaparola».

 

E riuscite a seguire tutto in tre?

«Eh, adesso stiamo seriamente pensando di allargare il team, in particolare per stare al passo a un mercato in continua evoluzione e dove la concorrenza è serrata. Al momento ci reggiamo in piena autonomia, non siamo ancora autosostenibili al 100% ma ci manca poco. Altri sviluppatori e una campagna marketing come si deve, e allora si che potremo pensare a una consacrazione reale e duratura».

 

Quali sono gli elementi che già ora vi distinguono secondo te?

«Certamente la rapidità di execution. Avendo una struttura snella i nostri update sono più veloci rispetto ai competitor. Siamo stati i primi in assoluto a puntare su Telegram, tra i pochi a poter dare la possibilità di gestire direttamente anche gli eventi Facebook e gli unici con l’opzione per le fotogallery Linkedin. Da poco abbiamo inoltre integrato anche Google+. Poi siamo molto orgogliosi dell’interfaccia: intuibile, chiara e semplice. Però la cosa che più ci riconoscono è l’attenzione alle problematiche del cliente. Così abbiamo conquistato Poste Italiane».

 

Cioé?

«I loro social media manager avevano perso 3 mesi per ottenere un piano personalizzato con Hootsuite, tra mail, burocrazia e problemi con la lingua. Ha provato a contattare noi, abbiamo passato assieme 4 ore al telefono e dopo un mese avevano un piano on demand. E lo stesso mi è successo pochi giorni fa, con il titolare di un salone di acconciature di Napoli, con la differenza che questo partiva pure dal pacchetto free. Ma grandi o piccoli noi cerchiamo di garantire a tutti questo approccio, che fa la differenza».

 

Il vostro mercato è solo italiano?

«Per il momento sì, anche se abbiamo da poco lanciato la versione in lingua inglese, che rappresenta un po’ il primo ingresso in punta di piedi in un mercato più ampio. Siamo già soddisfatti di essere stati ospiti qualche settimana fa del Digital Tool Italia di Londra, per parlare di soluzioni digitali italiane per le nostre imprese che operano là. Un primo modo di pensare anche oltre i confini del nostro Paese».

 

Che cosa vi manca per fare il salto secondo te?

«Ci manca ancora un ulteriore step di sviluppo che renda il nostro prodotto più maturo e competitivo con i grandi player. Abbiamo le capacità ed il know-how necessario, ma come già accennato, ci servono risorse, umane e finanziarie. L’obiettivo principale che ci siamo posti per il 2018 è avviare un fundraising per reperire le risorse necessarie ad accelerare il nostro piano di sviluppo, consolidare definitivamente il nostro modello di business e dimostrare che nei Social Media… Italians do it better! :) ».

 

 

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