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Cogito ergo… Tube: ecco il digitale da prendere con filosofia

30 anni, studi classici e uno Spinoza per amico. Lo youtuber thienese Riccardo Dal Ferro, aka Rick Dufer, racconta la sua ricetta per una comunicazione social di successo. Con la filosofia.

rick dufer youtube

Un filosofo, prima di tutto. Ma anche un attore teatrale. Un blogger, un romanziere, e oggi più che mai, uno youtuber. Tutto questo (e molto altro) è Riccardo Dal Ferro, aka Rick Dufer, come tutti lo conoscono fin dai tempi delle medie. Da pronunciarsi rigorosamente en français, la lingua che adora.

Un uomo dai mille volti, e “poiché ciascuno di noi era parecchi, si trattava già di molta gente” ricorda nel suo sito ufficiale citando Gilles Deleuze. Thienese, 30 anni, un diploma classico e una laurea in filosofia. E quindi (...quindi?) il successo nel mondo della comunicazione digitale.

Si perché, sembrerà strano, ma la sua passione per la scienza del sapere gli è servita per farlo diventare un lavoro a tutti gli effetti.

 

La distribuisce in pillole su Facebook, curando tra le altre una rubrica che ha ribattezzato Cogito Ergo Tube. In Twitter no, “perché é destinato a morire”, e anche questa in fondo è filosofia. Ma ne ha fatto soprattutto un canale Youtube – in cui saltella qua e là anche la fidanzata Ary – che fino a oggi ha registrato quasi 2 milioni di visite.

Ricky Dufer è dunque l’incrocio perfetto tra cultura classica e cazzeggio social. Conosce alla perfezione i nuovi media – che “vende”, nel suo altro lavoro, quello di copy e consulente di comunicazione per per le imprese – ma li usa per il più nobile degli obiettivi: diffondere (e salvaguardare) il sapere.

Insomma, ci ha incuriosito parecchio, e abbiamo voluto quindi condividere con voi la nostra chiacchierata. Pardon, il nostro dialogo. Non sia mai, signor Socrate.

 

Filosofia con i social, non suona strano?

“In realtà non è affatto strano. La filosofia si trova sempre laddove le persone si incontrano, si informano e scambiano idee. La filosofia che si tiene fuori da questi luoghi non è più filosofia. È, per usare un termine molto tecnico, una pippa mentale”.

 

Possiamo dire quindi che la comunicazione digitale ha reinventato la filosofia?

“Non è la filosofia ad esser stata reinventata grazie alla comunicazione digitale, ma un po’ il contrario: il mio lavoro è non adattarmi ai meccanismi del digitale così come vengono interpretati da tutti, ma tentare di “forzarli” un po’ per adattare loro a quello che desidero io. Il messaggio più importante che cerco di trasmettere è: reinterpretiamo i mezzi sulla base dei nostri obiettivi. Conosci il mezzo e cerca di piegarlo a ciò che vuoi fare della tua vita”.

 

Qual è secondo te il grado di conoscenza medio che si ha oggi delle dinamiche della comunicazione online?

“Ancora molto scarso. L’analfabetismo digitale è molto diffuso. Ti dirò di più: moltissimi dei sedicenti esperti del digitale non conoscono l’ABC della comunicazione web, e questo è preoccupante poiché spesso diffondono disinformazione. Ci vuole molto lavoro per permettere alle persone di creare maggior consapevolezza nell’uso di questi mezzi”.

Come sei diventato quello che sei oggi?

“Il mio è un percorso di formazione molto personale. Sono partito presto: i miei primi blog li ho avuti a 13 anni, scrivevo racconti e pensieri sparsi. Poi è stato il turno di Twitter nel 2009, il primo momento in cui ho cominciato a creare dei “progetti” di comunicazione. Infine, nel 2014 è arrivato Youtube con il mio canale. Nel frattempo, ho sperimentato un po’ tutto sul web, imparando da persone che ne sapevano più di me e valutando gli errori che commettevo strada facendo. È stato difficile, divertente e molto proficuo. Oggi siamo arrivati a podcast, riviste, progetti collettivi e tante altre cose”.

Oggi i social sono (soprattutto) un’occasione di promozione commerciale. Che cosa cercano le imprese e i professionisti con cui ti confronti?

“Cercano qualcuno che permetta loro di far trasparire sul web la medesima professionalità che riescono a mostrare nella vita reale. “Il medium è il messaggio” diceva il buon McLuhan, e aveva ragione: se mi metto in testa l’idea secondo cui posso parlare sul web nello stesso modo in cui parlo nella vita reale finirò male. Il che non significa, come molti intendono, che il web sia il posto giusto per “mentire”, o mostrare qualcosa che non sei. Il problema è esprimere, non parlare. Ecco, io insegno ad esprimersi, li aiuto ad esprimersi nel modo che è più efficace e spontaneo per far capire chi realmente sono. Credo che il “personal branding” non sia altro che questo”.

Ora due domande secche: il tuo filosofo preferito.

Spinoza, perché è più un amico che mi ha cambiato la vita che un filosofo.

 

Il social destinato all’oblio e quello del futuro.

Io credo che, nonostante tutte le difficoltà e lungaggini, Youtube (che non è ancora propriamente “social”, ma lo sta diventando) sia quello con le maggiori opportunità di crescita sul lungo periodo. Su quello destinato a soccombere, vado sul sicuro: Twitter.

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