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Professione: User Experience

matteo fanchin user experience

Matteo Fanchin, 25 anni, di lavoro fa… l’interprete tra l’uomo e la macchina. Un po’ psicologo, un po’ designer, ci racconta il mondo con gli occhi della User Experience. E ci spiega perché i rubinetti dei bagni pubblici non hanno futuro

“La User Experience è quella cosa di cui tutti parlano e nessuno ha capito bene come funziona”. In una frase tutta l’essenza del suo lavoro.

Lui è Matteo Fanchin, ha 25 anni ed è originario di Schio, anche se gli studi prima e la sua nuova professione poi lo hanno portato in giro un po’ per tutto il mondo. Laureato a Padova in psicologia cognitiva, è specializzato in ergonomia, cioè la disciplina che si occupa dell’interazione tra noi e gli strumenti che utilizziamo tutti i giorni.

Ha lavorato per l’ateneo patavino e con le sue ricerche su percezione, memoria e eye-tracking (la mappatura dei movimenti dell’occhio in base agli spostamenti dell’attenzione) è finito perfino a Helsinki. Oggi lavora stabilmente per un’azienda di Reggio Emilia, dove segue in particolare progetti per l’automotive.

Insomma è uno dei tanti esempi della rivoluzione in atto nel mondo del lavoro, di cui abbiamo parlato qualche settimana fa: quella di una tecnologia che crea opportunità a chi sa intercettare il cambiamento.

Lo incontriamo al MegaHub di Schio, a margine di una serata promossa all’interno del Social Media Hub, un contenitore di proposte per raccontare il web utile a professionisti e imprese.

User Experience Designer: l’… interprete tra uomo e macchina

“Che lavoro faccio? Be’, uno User Experience Designer, detta in poche parole studia come rendere più semplice l’interazione dell’uomo con le macchine. Attraverso qualche piccolo trucchetto preso dalla psicologia”.

Dall’intuitività del tergicristalli della nostra auto alla facilità di impostare il termostato di casa. Dalla leggibilità di un sito alla capacità di un navigatore di distrarci dalla guida. Queste sono le cose con cui ha a che fare ogni giorno.

Grazie agli studi della UX (l’acronimo che indica la User Experience) dunque la nostra vita quotidiana è un po’ più semplice. Ma, viene da pensare, tutto questo indica che siamo stupidi di fronte al potenziale della tecnologia?

Siamo stupidi di fronte al potenziale della tecnologia?

“In realtà è proprio il contrario. La tecnologia è creata dall’uomo a servizio dell’uomo, ma a volte è creata senza tenere conto di come siamo fatti. Un esempio di pessima UX? I rubinetti a infrarossi dei bagni pubblici. Non funzionano mai sincronizzati sui nostri movimenti: non si accendono quando vogliamo o si spengono troppo presto. Di fatto chi a queste condizioni non preferirebbe il rubinetto tradizionale?”

E così gli ambiti di applicazione di questo settore possono essere potenzialmente infiniti.

“Basta pensare a quanti elettrodomestici “intelligenti” ci sono oggi in casa nostra. Le logiche che stanno dietro alle icone e ai simboli scelti vanno proprio nella direzione di rendere il nostro dialogo con questi sistemi facile, piacevole e intuitivo. Cioè i tre pilastri di una buona UX”.

user experience schio megahub

Regola numero 1: conoscere la mente umana

Un buon UX designer dunque deve conoscere bene le regole con cui la mente umana analizza la realtà che ci circonda, e poi essere in grado di “prototiparle”, con schemi, simulazioni e test. Perché la parte più difficile è far capire al committente che l’utente ragiona (spesso) in modo molto diverso da quello che lui si aspetta.

“Un esempio su tutti: la software house McAfee. Gli utenti non capivano come usare l’interfaccia di installazione dei loro software, le informazioni erano ambigue. Lo hanno ridisegnato, e sono riusciti ad abbattere i costi di assistenza al cliente del 90%“.

Meglio dunque non sottovalutare l’importanza di una buona UX.

“Direi proprio di sì. Aumenta l’affezione del cliente, riduce gli errori e il bisogno di “addestramento”, accresce l’autonomia e la soddisfazione degli utenti, e come abbiamo visto abbatte il bisogno di supporto”.

 

La User Experience dei siti web: nota dolente

Sul web le cose vanno ancora malino. Solo il 5% dei siti web oggi è valutato con una buona UX; il 12% è considerato a livello sufficiente, mentre addirittura il 42% insufficiente e il 41% pessimo. E questo si traduce in perdite di clic, quindi di occasioni di mercato.

“Un esempio virtuoso? Amazon, naturalmente. È facile da navigare e il processo di acquisto è semplice e veloce. Come quasi tutti i siti di e-commerce ha adottato una metafora della vita reale, l’immagine del carrello della spesa. E in ogni momento sai in che punto del sito ti trovi”.

Ma che strumenti si usano per misurare il grado di UX di un sito?

“Si fanno dei test incrociati per esempio. Chiedendo a persone con diverso grado di conoscenze digitali di compiere i task che il sito si aspetterebbe dai propri utenti. Tipo prenotare un servizio, acquistare un prodotto, trovare un’informazione. E si misurano i risultati, chiedendo loro di esprimere ad alta voce le impressioni. Poi c’è la tecnologia: oggi possiamo valutare dove si appoggiano maggiormente gli occhi  dei visitatori, e quali sono invece i punti dove c’è maggiore distrazione”

 

Come costruire un sito web secondo i canoni UX

E allora ecco qualche dritta per un sito User Experience-friendly.

#1 Evitare i muri di parole

Se si scrivono testi lunghi, dividerli in paragrafi e tenere vicine le informazioni coerenti tra di loro. Usare separatori tra paragrafi che parlano di cose differenti. Ma tenere sempre a mente che le persone non leggono, scorrono! Per cui sintetizzare, sintetizzare e sintetizzare.

#2 Scegliere bene i colori

Per il testo: non usare il nero, ma preferire piuttosto scale di grigi. Valutare bene poi che l’occhio è attratto da colori vivaci, specie il rosso (e affini), quindi è bene usarlo per punti in cui si vuole attirare l’attenzione. Evitare di usarlo come sfondo o elemento predominante, altrimenti il rischio è che l’attenzione si perda.

#3 Bilanciare i colori

Non utilizzare più di 3 colori, e bilanciarli così: 60% il predominante (sfondo), 30% il secondario (testi) e 10% il terzo (inserti, link, elementi grafici, ecc…). Per scelgiere gli abbinamenti giusti uno strumento interessante (e molto UX :) ) può essere il generatore di accostamenti di colore Coolors

#4 Occhio all’effetto “cecità ai banner”

I nostri occhi in automatico ignorano i banner pubblicitari perchè sanno che sono informazioni non rilevanti rispetto a quelle cercate. Evitare quindi di posizionare in prossimità di un banner le informazioni rilevanti.

#5 Disporre bene gli elementi nello spazio

Il logo va sempre in alto a sinistra e la home deve indicare l’identità e la missione del sito. La barra di navigazione deve essere chiara, e rendere evidente all’utente in quale pagina si trova (specie se arriva al sito in una pagina specifica magari attraverso il link da un social). Preferire etichette esplicative, e ricordare sempre: l’immagine cattura l’attenzione, ma il testo spiega: meglio dunque bilanciare sempre i due elementi.

 

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