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Cloud e impresa, l’Italia che avanza

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Parliamo di cloud nella nostra prima puntata di una rubrica dedicata a tutti i servizi per il business connessi alle nuove tecnologie d’informazione digitale.

Sorpresa, l’Italia del lavoro viaggia sempre più sul cloud. Lo dice l’ultimo studio condotto dalla Business Software Alliance, la più grande organizzazione internazionale che si occupa di contrastare la pirateria informatica in ambito aziendale: il nostro Paese è ottavo tra i 24 più tecnologicamente avanzati al mondo, in una speciale classifica che ci vede salire di due posizioni rispetto alla precedente indagine stilata nel 2013.

Le nostre aziende, insomma, stanno cominciando a capire velocemente l’importanza strategica della “nuvola”, lo spazio virtuale dove immagazzinare dati e informazioni complesse e pesanti, da condividere solo con il “pubblico” selezionato dei nostri collaboratori. La peculiarità del cloud computing è quella di offrire a chiunque – da un governo a una piccola impresa, da una start-up al singolo consumatore – l’accesso alle tecnologie più avanzate in modo rapido, facile e a costi accessibili, per affacciarsi a nuove opportunità di crescita e competitività.

classifica 10 paesi tecnologia BSA

I primi dieci Paesi in classifica

Ma nonostante queste premesse, sono ancora in tanti a non fidarsi fino in fondo di questo strumento, per un motivo molto semplice: la paura che, una volta sul web, i propri dati riservati possano finire preda di qualche “smanettone” in grado di aggirare le protezioni e i sistemi di sicurezza piazzati a difesa del cloud, e quindi diventare accessibili a chiunque.

In realtà, come si legge nel report della BSA, sono proprio i risultati conseguiti a contrasto della pirateria informatica a farci salire nella classifica. Oltre ai risultati economici raggiunti, infatti, è proprio l’ambiente legale e regolamentare che oggi incoraggia a procedere sempre di più in questa direzione.

In particolare, gli analisti internazionali hanno apprezzato le protezioni giuridiche impostate per contrastare il cybercrime, estese sia al cloud che all’e-commerce, nel massimo adeguamento sugli standard internazionali. Pollice in su da parte degli esperti al nostro regolamento che tutela il diritto d’autore e blocca la diffusione di contenuti piratati, e anche alle nuove strategie impostate per favorire la diffusione della banda ultralarga (ambito che oggi rappresenta la vera sfida italiana, come abbiamo spiegato in questo articolo).

Insomma, l’Italia c’è ed è in grado di dire la sua in tutti gli aspetti che riguardano privacy dei dati, sicurezza, contrasto al cybercrime, tutela alla proprietà intellettuale, supporto agli standard di settore e all’armonizzazione sovranazionale delle legislazioni, promozione del libero commercio e avanzamento delle infrastrutture. Ma servono connessioni internet in grado di supportare tutto questo potenziale: investire di più sui collegamenti, insomma, è la strada per avere accesso alle risorse attraverso cui proiettare nel futuro la propria attività.

Tra le nazioni più “cloud-virtuose”, la “top five” comprende i big Giappone, Stati Uniti, e Germania, poi l’outsider Canada (cresciuto di cinque posizioni rispetto al 2013) e quindi la Francia, ma la nazione che ha realizzato l’avanzamento più stupefacente in termini relativi è stata il Sudafrica (che è salito di ben sei posizioni). Noi precediamo Regno Unito, Spagna e pure la modernissima Corea, e stacchiamo alla grande Paesi come Russia e Cina, tra i pochi con tendenze negative a causa di politiche che ostacolano il cloud computing per i timori di far circolare dati al di fuori dai confini nazionali.

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